Fuorimercato e il Luppoleto Sociale: birra italiana e integrazione

Fuorimercato Luppoleto Sociale

Abbiamo intervistato Matteo Lepelli, referente dell’Associazione Fuorimercato e ideatore del progetto Luppoleto Sociale che produce birra artigianale con luppolo italiano.

Fuorimercato, l’alternativa che promuove il consumo consapevole

Fuorimercato è una bellissima realtà che esiste da circa 5 anni. Come dice il nome stesso, vuole essere un’alternativa al mercato tradizionale, convenzionale, ai prodotti che si trovano nei circuiti della grande distribuzione.

L’Associazione Fuorimercato raggruppa piccoli produttori dislocati lungo tutto il territorio nazionale e li aiuta a distribuire i loro prodotti, a farli conoscere e apprezzare.
Questi prodotti vengono poi venduti ai GAS (Gruppi di Acquisto Solidale) o a mercatini e fiere a cui l’Associazione prende parte. Resta fuori dalla rete della GDO.

Fuorimercato vuole proporre modelli di consumo alternativi, più consapevoli e più legati alla storia e alla cultura di ogni territorio.

Attraverso l’Associazione Fuorimercato è possibile acquistare agrumi di piccoli produttori di Rosarno; salsa di pomodoro coltivata in modo etico e pagando il giusto la manodopera, contrastando il fenomeno del caporalato e dello sfruttamento; olio di piccoli olivicoltori che, da soli, non reggerebbero la concorrenza della grande distribuzione.

Non si tratta solo di una rete di vendita ma di un progetto etico e sociale per aiutare i “piccoli” a sopravvivere; una sorta di “politica attiva dal basso”.

Da circa un anno Fuorimercato propone anche birra artigianale fatta in Lombardia, a partire da materie prime a km 0. Ed è anche stata avviata la produzione di luppolo italiano.

Fuorimercato e il progetto del Luppoleto Sociale

Buongiorno Matteo e grazie per la tua disponibilità. Tu sei ideatore del progetto Luppoleto Sociale. Di cosa si tratta?

L’idea è nata un paio di anni fa. Tutto è partito dal desiderio di realizzare della buona birra artigianale con del luppolo 100% italiano. Volevo creare una filiera della birra con prodotti a Km 0.
Da lì, con l’aiuto di altre bellissime realtà che mi hanno supportato, ha preso avvio il progetto del Luppoleto Sociale.

Questo progetto unisce due finalità:
1) si produce luppolo 100% made in Italy;
2) si crea lavoro.

Il malto, invece, proviene dall’Azienda Podere Monticelli che si trova nel Parco Agricolo Sud di Milano.

Il Luppoleto Sociale di Fuorimercato
Il Luppoleto Sociale di Fuorimercato all’interno di Cascina San’Alberto

In che modo il progetto del Luppoleto Sociale può creare lavoro?

Per coltivare il luppolo servono braccia energiche e volenterose e, dunque, con il luppoleto, si è potuto dare da lavorare a richiedenti asilo che, altrimenti, forse, sarebbero stati espulsi perché senza occupazione.
La gestione agricola del luppoleto, infatti, è stata affidata alla Cooperativa Agricola Sociale Madre Terra di Zinasco (PV).
La Cooperativa Madre Terra produce trasformati a partire da ortaggi coltivati con coltivazione naturale e rispettosa dell’ambiente. Impiega giovani rifugiati che in questo modo sperimentano un percorso di educazione al lavoro e, al tempo stesso, acquisiscono competenze utili per un futuro inserimento lavorativo.
Solo nel primo anno abbiamo fatto lavorare già 3 ragazzi. Speriamo di aumentare la produzione e poter impiegare sempre più persone.

Dove viene coltivato il luppolo?

Il luppolo del progetto Luppoleto Sociale viene coltivato sui terreni della Cascina Sant’Alberto. Questa Cascina nel 2003, grazie a fondi comunitari, ha intrapreso un percorso di rinaturalizzazione e riforestazione di alcune aree del Comune di Rozzano (MI).
Nel corso di questi anni sono stati piantati 13.000 alberi tra alti fusti e cespugli. L’impianto forestale è funzionale al miglioramento dell’ecosistema che, a sua volta, favorisce la riproduzione della fauna.
Anche le aree marginali, in Cascina Sant’Alberto, vengono lasciate “in libertà”, in modo da creare condizioni favorevoli allo sviluppo della biodiversità. Dal 2003 è stato abolito l’utilizzo di qualsiasi prodotto chimico.
Nel 2013, uno studio pubblicato dal dipartimento faunistico dell’Università di Pavia, che ha monitorato l’area per tre anni, la Cascina Sant’Alberto è risultata essere l’area di ripopolamento faunistico con il più alto incremento riproduttivo di fagiani e lepri della Provincia di Milano.

Quali sono i metodi di coltivazione del luppolo?

Vengono adottati i principi dell’Agricoltura Biologica, nel massimo rispetto dell’ambiente, del terreno e della salute del consumatore.
Cascina Sant’Alberto, infatti, è in fase di transizione per ottenere la certificazione BIO. I ragazzi che coltivano il luppolo del Luppoleto Sociale sono seguiti dall’Università della Tuscia che detiene il marchio “Luppoli Italiani”. Questo marchio ha valenza scientifica: deve certificare la qualità del luppolo.

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Il primo luppolo del Luppoleto Sociale

 

La birra del Luppoleto Sociale

Quali e quanti tipi di birra producete con il progetto del Luppoleto Sociale?
Al momento, con il nostro luppolo del Luppoleto, produciamo una sola birra: La Staffetta.
Si tratta di una Italian Ale, prodotta in fresh hops, cioè usando luppolo fresco, di 5,2% ABV.

Contiene pochissimo glutine in quanto realizzata con gli 11 Grani Antichi di Podere Monticelli. Quest’azienda negli anni si è attivata per recuperare le varietà di grano antiche e che, ormai, erano scomparse perché rendevano poco e, quindi, non venivano più selezionate dalla moderna agricoltura industriale.

La nostra birra vanta anche un’etichetta “speciale”, disegnata dall’artista Edith Poirier.

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Etichetta artistica della birra La Staffetta

Con quali piatti si abbina meglio La Staffetta?

La Staffetta è una birra ottima per accompagnare sia la pizza sia piatti più strutturati e saporiti come salumi, carni rosse e formaggi stagionati. In particolare è indicata con i formaggi caprini.

La Staffetta è stata un progetto ambizioso. Come ha risposto la vostra clientela?

Abbiamo voluto azzardare e produrre già la prima birra per far conoscere il nostro progetto che ha una forte valenza sociale e culturale: permette, al tempo stesso, di avere un prodotto 100% italiano e a partire da materie prime a Km 0 e promuove l’integrazione attraverso il lavoro.

Non si dovrebbe produrre birra già il primo anno di coltivazione del luppolo. Il luppolo dà il meglio di sé dopo circa 4 anni. Il primo la produzione è fisiologicamente bassa.

E’ stato davvero un rischio perché in Italia ancora non c’è una gran cultura della birra come, ad esempio, in Belgio o in Germania. L’Italia, per storia e tradizione, è un paese di viticoltori. Dunque il timore era che una birra artigianale, ben distante dal gusto di quelle industriali, non venisse accolta bene.
Invece, per fortuna, ci siamo dovuti ricredere e ha avuto un ottimo successo tra i clienti dei GAS a cui distribuiamo.

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Birra La Staffetta

Dove è possibile acquistare la birra fatta con il luppolo del Luppoleto Sociale?

Attraverso la rete Fuorimercato, è possibile ordinarla sul sito http://www.fuorimercato.com
Invece per ogni ulteriore informazione sul progetto del Luppoleto sociale, visitare la pagine facebook: http://www.facebook.com/LUPPOLETOSOCIALE

Progetti Futuri?

Beh speriamo di aumentare la coltivazione in modo da far lavorare sempre più persone. E poi speriamo di raggiungere anche altri canali di distribuzione, ovviamente sempre in linea con i nostri principi etici. Vogliamo far conoscere questo progetto in tutta Italia in modo, magari, da poter essere d’ispirazione e stimolare altri a creare dei “luppoleti sociali”.

Ringraziamo Matteo Lepelli per la sua gentile disponibilità a rilasciarci l’intervista e per averci fatto conoscere questo bellissimo progetto sociale.

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