Azienda Agricola Elena Fucci: una storia con al centro il restare!

La Basilicata è terra di indiscussa bellezza per la varietà dei suoi paesaggi e per le tradizioni ancora fortemente radicate. Proprio da queste ultime è riuscita a ripartire per riscrivere un percorso fortemente orientato al futuro. Nella cronaca nazionale la narrazione di questa terra è incappata più volte nella difficile situazione del polo petrolifero presente in Val d’Agri, fonte di non poche preoccupazioni per la sostenibilità ambientale e gli impatti sui territori che vi ruotano intorno. La Basilicata sta attraversando un momento di rinascita favorita dalla spinta di Matera, che quest’anno è capitale europea della Cultura, e negli ultimi anni ha saputo trattenere, e anche attrarre, tantissimi giovani che hanno trovato qui realizzazione professionale e personale.

Con la storia di oggi, siamo a Barile un piccolo borgo di quasi tremila abitanti situato lungo le pendici del monte Vulture. Ondate migratorie di popolazioni provenienti dalle terre greche e albanesi, raggiunsero questo luogo a partire dalla metà del 1400 dando vita a comunità che hanno tramandato, fino ai giorni nostri, usanze e costumi della cultura arbëreshë. Celebri sono le scene del film di Pier Paolo Pasolini, Il Vangelo secondo Matteo, nelle quali compaio le grotte scavate nella collina dello Scescio (Sheshë in lingua arbëreshë) utilizzate in passato per la conservazione del vino.

Ma come scritto all’inizio, la storia di Barile e dell’intera Regione si proiettano verso il futuro, partendo proprio dall’eredità del passato. Quando iniziamo la nostra chiacchierata con Elena Fucci, titolare dell’omonima Cantina, lei ci tiene subito a sgomberare il campo dai fraintendimenti: “oggi la Basilicata sta uscendo da quella storia passata che ha dipinto i suoi territori come arcaici e arretrati. Ci sono tante persone, soprattutto giovaniche stanno investendo in piccole attività che hanno al centro l’enogastronomia e il turismo con la forte consapevolezza che sì il passato può essere un buon attrattore per i turisti, molti stranieri, ma deve essere ben coniugato con le moderne comodità”. Proprio con questo fine Elena tesse rapporti con altri imprenditori che hanno puntato sullo sviluppo di attività di eccellenza, come i  giovani chef che reinterpretano la tradizione dei prodotti locali portando valore all’esperienza del visitatore.

Approfondendo la conoscenza scopriamo che quella di Elena è una storia con al centro una scelta: il restare! Nel 2000 quando papà Salvatore, insegnante come anche la mamma, comunicano ai figli la volontà di vendere i vigneti e la casa dove sono cresciuti, Elena non ci sta e manifesta ai genitori la volontà di tenere tutto, sia i 6 ettari di vigneto che la casa, perché non accetta che uno dei vigneti storici del Vulture (la gran parte delle piante ha tra i 55 e i 60 anni) vada nelle mani di altri. Per portare avanti la vigna ci vuole competenza, anche nella vinificazione, un punto su cui Elena intende subito concentrarsi dato che il papà, e il nonno Generoso ancor prima, avevano puntato alla produzione di uva da vendere ai privati e solo una piccola parte di questa era destinata alla vinificazione, perlopiù per autoconsumo.

Per questo –  la svolta poteva e doveva essere la trasformazione delle uve di Aglianico –  decide di iscriversi alla Facoltà di scienze Agrarie di Pisa, con indirizzo Viticoltura ed Enologia. Oggi diremmo nulla di particolare, ma nel 2000 una scelta molto coraggiosa. A quel tempo, in pochi avevano ben compreso la forza e le opportunità che potevano arrivare dal movimento enoturistico che, secondo stime attuali, coinvolge almeno cinque milioni di persone (e parliamo solo di italiani!). Questa intuizione le da la possibilità di apprendere e, soprattutto, di relazionarsi con una realtà, quella Toscana, ben strutturata sul mondo del vino. La sua, quindi, non è una storia di ritorno perché il suo progetto è sempre stato quello di formarsi per prendere le redini di quella che, dal 2004 è divenuta la sua cantina, e chiaramente è lei a gestire direttamente tutte le fasi produttive. Una curiosità: il nonno Generoso (Roso per tutti) nonostante abbia oltre novant’anni, segue ancora quotidianamente i lavori in  vigna. Per Elena si realizza un sogno che dapprima coinvolge l’intera famiglia, e che poi contagia anche il marito, un ingegnere gestionale che da Firenze decide di trasferirsi a Barile (ma io ve lo avevo anticipato che non si trattava di una storia di ritorno!), e ora si occupa dell’export per l’azienda, un mercato che rappresenta il 70% delle vendite dell’azienda.

Nel 2015 viene inaugurata la cantina, esempio di bioarchitettura per tutto il Sud Italia, e attualmente la produzione si attesta su circa 25 – 30.000 bottiglie per anno dell’unica etichetta prodotta, il Titolo. Anche in questo le scelte di Elena non fanno trapelare indecisione: “con i vigneti attuali, potremmo produrre almeno 60.000 bottiglie seguendo il disciplinare, ma abbiamo deciso di puntare alla qualità, di non cedere alla tentazione di fare quantità per sfruttare un nome che si è ben affermato in tutto il mondo. Ci siamo dati delle regole ben precise per la produzione del nostro Titolo, queste sono diventate un impegno verso chi cerca il nostro prodotto, e vogliamo essere fedeli alle scelte fatte. Se volessimo aumentare le quantità dovremmo aumentare le vigne, ma per ora non è una nostra priorità”.

Questo spirito l’ha portata a scegliere di avere un’unica etichetta e un unico vitigno, rappresentante autentico del territorio del Vulture, l’Aglianico. Un vitigno che nella composizione vulcanica del terreno, siamo a poche centinaia di metri in linea d’aria dal Monte Vulture, e nell’esposizione verso Sud della zona, che prende il nome di contrada Solagna del Titolo, trae un mix unico che determina la vita di un vero e proprio terroir del Vulture.

Durante l’anno vengono organizzate visite guidate sia in vigna che in cantina, con gruppi che sono accompagnati in questo viaggio alla scoperta di un territorio eccezionale. La collaborazione con altri interlocutori, come gli chef di cui parlavamo prima, da la possibilità di godere al massimo dei sapori del territorio, in un ensemble che vede il Titolo al centro di una produzione di specialità locali quali il pane di Matera (con le tante sue altre varianti locali), la produzione artigianale di salumi di nicchia ottenuti a partire dalla carne di cinghiale o da quella del maiale nero lucano, aziende che sono divenute fiore all’occhiello del territorio. “Oggi è importante parlare di vino ma anche di cibo, perché diventano un traino unico, vanno nella stessa direzione di accontentare visitatori divenuti sempre più attenti e competenti, per questo è molto importante dare attenzione ai ristoranti che si stanno aprendo” ci dice Elena citando alcuni di quelli che sono diventati anche amici, con il quale costruire percorsi comuni.

Un buon rapporto che si è esteso anche agli altri produttori di vino, molto positivo, di confronto e di crescita, che ha dato vita alla cosiddetta “Generazione Vulture”, otto giovani produttori impegnati nelle loro aziende, la maggior parte dei quali ha studiato viticoltura ed enologia. Un cambiamento di visione molto importante per un contesto che sta diventando sempre più distretto della qualità e che consente al visitatore di godere di esperienze uniche!

Grazie Elena, grazie Barile, grazie Basilicata!

 

Per contatti diretti con l’azienda:  info@elenafuccivini.com

Sito web aziendale: http://elenafuccivini.com/

Tutte le foto inserite nell’articolo sono di proprietà dell’Azienda Agricola Elena Fucci.

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