Olivicultura italiana, situazione attuale e prospettive future

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La produzione di olio rappresenta, senza ombra di dubbio, una delle principali branche dell’agricoltura italiana. La nostra penisola ha una ricca tradizione in tal senso, una storia secolare in grado di dare concretezza e fascino a un’attività artigianale paragonabile a una vera e propria arte. Una grande tradizione che viene però mortificata dalle grandi difficoltà che stanno mettendo in crisi l’olivicoltura italiana.

Olivicultura italiana, la situazione

L’aumento dei costi di produzione e la crescita della competitività degli altri Paesi, questo mix di cause sta creando non pochi problemi al settore olivicolo nostrano. Una serie di difficoltà stanno mettendo dunque in ginocchio quello che è un settore di primaria importanza in Italia, con un numero non ben definito (ma che secondo alcune statistiche supera quota 800.000) di aziende che lavorano in tal senso.

Si tratta quindi di un settore estremamente vasto e che ha una notevole importanza nell’economia nazionale. Nel nostro paese vi è più di un milione di ettari adibita all’olivicultura, con le regioni del Meridione (Calabria e Puglia in particolare) ad avere un ruolo da assoluti protagonisti.

Il grande lavoro di chi, con notevole passione e voglia di fare, continua a credere nonostante tutto nel settore olivicolo deve purtroppo fare i conti con enormi difficoltà. Oltre ai fenomeni naturali, come le ghiacciate in inverno e i lunghi periodi di siccità nei mesi estivi (enormi sono state le difficoltà della campagna olivicola 2017).

Italia e il settore olivicolo in numeri

L’olio extravergine di oliva è uno dei fiori all’occhiello dell’agricoltura italiana, un prodotto di eccelsa qualità apprezzata in tutto il mondo. La produzione di olio è un tipo di attività che viene svolta in tutte le regioni della Penisola (tranne la Valle d’Aosta). Si parla di un settore enorme, cosa comprovata dai numeri che testimoniano meglio di qualunque considerazione la dimensione dell’olivicoltura italiana.

olivicoltura italia

È più di un milione la superficie di ettari adibiti alla produzione di olio, con un numero enorme di piante (circa 150 milioni) presenti sul territorio. In Italia vengono prodotti, ogni singolo anno, la “bellezza” di oltre 5 milioni di quintali di olio di oliva.

Il Sud Italia recita un ruolo di primo piano nella produzione di olio, con gran parte del territorio di appartenenza delle regioni del Mezzogiorno utilizzate per l’olivicoltura. La Puglia si issa in cima a questa particolare “classifica”, con oltre 250 mila aziende olivicole esistenti. Subito dopo la Puglia segue la Calabria (con circa 130 mila aziende), chiude il podio la Campania con poco più di 110 mila aziende.

Produzione di olio in Italia: il ruolo del Sud

Come accennato in precedenza (e come facilmente intuibile dalla mappa inserita nell’articolo), in Italia sono le regioni del Sud ad avere un ruolo di primissimo piano nella produzione di olio. Come accade per altre branche dell’agricoltura, anche per quanto riguarda il settore olivicolo è fondamentale il ruolo dei piccoli produttori. Nonostante le incredibili difficoltà a cui dover far fronte, sono le aziende di “piccole dimensioni” e le attività familiari a portare avanti l’olivicultura.

La produzione di olio di oliva nel Mezzogiorno non è solo un’attività professionale, essa infatti si configura come un qualcosa di molto più alto. Come detto all’inizio di questo articolo, il settore olivicolo rappresenta in un certo senso la storia della nostra Nazione. Un tesoro di conoscenze e di tradizioni che deve essere difeso a tutti i costi.

Nonostante la consapevolezza dell’importanza del lavoro svolto nel Sud Italia, la “macchina burocratica” non accenna ad allentare la presa. Moltissime aziende olivicole devono infatti affrontare delle difficoltà a volte insormontabili:

  • I costi elevati per la manodopera qualificata (sempre più rara)
  • Costi di gestione dell’oliveto
  • Cifre da investire per le attrezzature adibite alla lavorazione
  • Trattamenti antiparassitari
  • Potatura olivo
  • Trasporto olive nel frantoio
  • Energia impiegata
  • I costi da sostenere per la raccolta olive

Queste sono solo alcune delle problematiche che un’azienda agricola deve affrontare per gestire al meglio l’attività e per produrre olio. Com’è facile intuire, si tratta di un lavoro duro, dispendioso, dai costi elevatissimi e problematico da gestire. Solo con una grande passione è possibile portare avanti questo tipo di attività.

Quantità e qualità in giro per lo Stivale

La produzione di olio nostrano in mano solo del Sud? Le cose non stanno propriamente in questo modo perché, se è vero che il Meridione si issa in cima per quel che riguarda la quantità, altre regioni dello Stivale recitano un ruolo di primo piano. Al netto del quantitativo, bisogna anche tener presente la qualità dell’olio.

La Toscana, per esempio, è una regione che eccelle da questo punto di vista, dividendo questa sorta di “podio qualitativo” proprio con la Puglia. Oltre alla Toscana, vi sono anche altre zone d’Italia che possono vantare una produzione di olio d’oliva di considerevole qualità.

La Liguria per esempio, dove si ottiene un olio di grande qualità grazie alla spremitura delle olive taggiasche, tra le più rinomate per la produzione di olio extravergine.

Vi è poi l’Umbria, una regione che da sempre in grado di produrre olio rilevante. L’olio umbro è una vera e propria eccellenza italiana, con le diverse aziende agricole della regione in grado di conquistare l’interesse e l’apprezzamento dei professionisti del settore.

Anche l’Abruzzo può vantare una produzione notevole, con una storia centenaria all’insegna di una coltivazione dell’olivo portata avanti con il dovuto rispetto della natura, del territorio, delle proprie tradizioni. L’olio abruzzese rappresenta anch’esso un patrimonio nazionale, un “tesoro” prodotto dalle milioni di piante di olivo presenti sul territorio.

Uno sguardo al mercato europeo

Non solo Italia, vi sono tanti altri Paesi dell’Unione Europea con una grande tradizione olivicola e che puntano forte su questo settore. Citiamo per esempio il Portogallo, la Spagna, la Francia, la Slovenia e molti altri ancora. Un insieme omogeneo che arriva a un numero di aziende (circa 160.000) che dimostra come il settore olivicolo in Europa sia vivo e prospero.

Tra i tanti stati membri dell’UE, la Spagna ha un ruolo di primissimo piano nell’economia olivicola. Più del 70% di olive prodotte proviene proprio dalla penisola iberica, mentre il restante viene diviso in maniera equa tra Italia e Grecia.

L’olio è da sempre un tipo di prodotto molto richiesto e apprezzato in tutto il mondo. Il mercato europeo riesce a sopperire alle difficoltà anche tramite l’export, ovvero portando l’olio prodotto dagli agricoltori europei in tutto il mondo, in particolar modo negli Stati Uniti. Un ruolo di primo piano delle esportazioni che continuerà a crescere nel corso dei prossimi anni.

La trasformazione del settore olivicolo

L’olivicoltura è uno dei settori (all’interno della macrocategoria dell’agricoltura) che sta soffrendo, forse più di altri, l’inevitabile trasformazione dovuta al progresso. Le aziende che operano nel settore olivicolo stanno affrontando un momento assai delicato, che vede un’evoluzione sia dei metodi di produzione che dei modi di pubblicizzare i prodotti.

Questa rappresenta, senza ombra di dubbio, una delle maggiori difficoltà degli imprenditori olivicoli. Stravolgere il proprio lavoro, “accettare” il cambiamento, avere a che fare con nuove tecnologie e con il digitale. Tutta una serie di operazioni e di nuovi strumenti che stanno cambiando radicalmente il mondo dell’industria, non solo in Italia ma in tutto il mondo.

Il settore olivicolo non è estraneo a questa grande evoluzione, che però richiede investimenti di spessore (in macchinari e campagne di Web Marketing) e l’ausilio di competenze che esulano da quelli tipici dell’olivicoltura tradizionale.

Per concludere

Un momento difficile dovuto a una serie di fattori, ma un insieme di professionisti spinti da competenza e ferrea forza di volontà. Le aziende agricole italiane (e in particolar modo i piccoli produttori) cercano di andare oltre tutte le tipologie di contrattempo che può insidiare il proprio lavoro.

Ed è il Sud, il tanto vituperato Meridione, a guidare questa sorta di “resistenza agricola” che mantiene vivo un settore che fa parte della storia e della cultura italiana.

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