Antica Masseria Musacco, un’azienda agricola storica proiettata verso il futuro

La storia della Puglia antica è arrivata al grande pubblico mondiale soprattutto grazie alle sue masserie. Costruzioni a volte imponenti, simili a castelli in miniatura, raccontano un passato agricolo fatto di tradizione, lungimiranza, sapienza ma soprattutto di sacrificio. Così l’Antica Masseria Musacco (conosciuta anche come Masseria Musacco-Gonnelli), costruita intorno al 1500 e trasformata in residenza rurale a partire dal 1700, si situa nelle immediate adiacenze dell’abitato di Turi, uno dei piccoli borghi che delimita l’inizio dell’altopiano delle Murge, e ci accoglie alla scoperta di un territorio destinato principalmente all’agricoltura che, in questo caso, potremmo definire “eroica”. I terreni, infatti, si caratterizzano per la loro natura carsica con rocce calcaree spesso stratificate, che rendono le lavorazioni molto impegnative, con la presenza di doline e inghiottitoi che convogliano l’acqua piovane verso grotte sotterranee. L’ingresso della Masseria Musacco è imponente! Un arco del settecento mi proietta nella corte interna della masseria, un lastricato di chianche, mattoni irregolari ottenuti dalla sapiente lavorazione della pietra calcarea, caratteristiche di questa zona della Puglia.

Il cortile interno della Masseria Musacco

All’inizio, una sensazione di tranquillità mi avvolge, grazie ai muri alti che delimitano l’area dell’intera masseria e che la rendono costruzione a sé con all’interno un mondo a parte. Siamo arrivati alle sette di mattina di un sabato e normalmente in città è giorno di riposo, qui però il periodo è di forte lavoro. Dei circa 33 ettaritotali su cui si estende questa masseria, sono circa sette gli ettariche sono destinati alla produzione delle ciliegie, che in questo periodo impegnano parecchio nella fase della raccolta. Ma facciamo un passo indietro, per approfondire la storia dei Fratelli Colucciche attualmente conducono l’azienda agricola.

Panorama sul ciliegeto con vista antica Masseria Musacco

L’attività principale di questa azienda agricola è stata, tra gli anni ’80 e la seconda metà degli anni novanta, la zootecnia e i seminativi che a questa erano direttamente collegati, oltre a una parte dedicata ad un bosco, di circa 7 ettari, storica presenza nella zona. La produzione del latte, quindi, è stata per lunghi anni la risorsa principale dell’azienda condotta dal papà Nicola e dalla mamma Margherita. Ben presto, però, la produzione del latte ha trovato nelle limitazioni imposte dalle quote latte, la mannaia che ha spinto all’uscita da un comparto già messo a dura prova da un prezzo, riconosciuto al conferimento della materia prima, che non copriva nemmeno le spese di produzione. Dal ’98 prende forma il cambiamento, che porterà a concentrare l’attività agricola verso gli alberi da frutto, ciliegeti, pescheti (percoche), uliveti e che trasformerà man mano, a partire dal 2002, la Masseria Musacco in un’azienda a produzione biologica. Una scelta rischiosa in un momento molto difficile per il comparto agricolo, dettata dalla forte volontà dei Fratelli Colucci, con a capo Antonella, che vedono nel biologico la possibilità di coltivare preservando la terra per le future generazioni. Ed è stata questa scelta che mi ha molto colpito quando ho conosciuto l’azienda, durante la Passeggiata nei Ciliegi in fiore organizzata ad Aprile dall’Associazione Mule del Carro di Sant’Oronzo, la presenza delle api che libere si posavano sui ciliegi in fiore, con le arnie posizionate nelle immediate vicinanze, quasi adagiate sui muretti a secco.

Arnie situate accanto ai ciliegi in fiore

Una scelta che ha portato alla certificazione GlobalGAP, che prevede oltre alla certificazione del prodotto, ciliegie e percoche, anche una certificazione estesa, un protocollo che garantisce: produzioni sicure per il consumatore, tracciabilità, rispetto dell’ambiente, salvaguardia della salute dei lavoratori. Ben presto, però, questa scelta si è scontrata con la realtà di un consumatore poco attento, almeno nel comparto delle ciliege, alla produzione biologica. Il prodotto sconta le difficoltà di una produzione concentrata nelle poche settimane della raccolta, con un mercato che riconosce prezzi elevati solo alle primizie e spesso non legati alla qualità intrinseca del prodotto. La produzione di quest’azienda agricola, nella maggior parte dei casi, arriva più tardi sul mercato in quanto il prodotto non viene spinto a maturazione precoce dall’utilizzo di prodotti di sintesi – pratica conosciuta localmente con il nome di “anticipo” e vietata anche nel regime convenzionale – e costringe l’azienda a inserire circa il 50% del prodotto raccolto in canali non destinati al bio. Se un numero maggiore di produttori si dedicasse alla coltivazione in regime biologico della ciliegia, certamente si creerebbero i presupposti per la nascita di un comparto che potrebbe raggiungere una massa critica tale da riuscire a collocare il prodotto su un canale dedicato, e maggiormente remunerativo. Coltivare in biologico, comunque, a poco servirebbe se non nascesse una fattiva cooperazione tra i produttori e a Sud, purtroppo, ancora poco si riesce a fare unione.

Ma la mia esperienza si fa pratica, quando indisturbato perlustro il ciliegeto. Un tripudio rosso mi accoglie. Noto subito che ci sono differenti livelli di maturazione in quelle che sembrano normali ciliege. Poi avvicinandomi comincio, come nella migliore delle sfide da cruciverba, a trovare le differenze nei frutti. È una delle sorelle Colucci, Maria, a darmi indicazioni in merito. Nel frutteto sono presenti tre diverse varietà, in una pratica attuata per favorire l’impollinazione: nell’ordine di maturazione la Bigareaux, la Giorgia e, finalmente, la varietà Ferrovia autoctona e riconosciuta a livello internazionale per la sua croccantezza e per la consistenza che ne consente una conservazione, post raccolta, che può arrivare fino a sette giorni.

Confronto sullo stato di maturazione delle varietà Bigareaux, Giorgia e Ferrovia

La Ferrovia la si riconosce, oltre che per il sapore inconfondibile, anche per la forma a cuore con punta alla base e il peduncolo allungato. Come evidenziato nell’immagine sopra, questa varietà è una delle più tardive (peccato! Ne avrei fatto volentieri una scorpacciata …ma come promesso ad Antonella tornero!) ed è la protagonista della Sagra della Ciliegia Ferrovia  che normalmente si svolge nella prima decade di Giugno (quest’anno, per la precisione, 2 e 3 Giugno… segnatevelo!).

Raccolta manuale delle ciliege

A passeggio tra i ciliegi, mi imbatto nelle chiacchiere rilassate dei raccoglitori, che veloci “spizzicano” le ciliege mature. Ognuno di loro raccoglie al massimo 80 kg di prodotto, proprio perché bisogna scegliere con cura il prodotto maturo senza compromettere quello ancora acerbo, che sarà raccolto in un secondo o terzo passaggio (se ci sarà per via dell’incidenza del costo di raccolta). Il costo della raccolta, quindi,  incide tra i 50 e 75 centesimi al kg; se si vuole inviare il prodotto già pronto per la vendita (stima che abbiamo fatto con l’aiuto di Antonella Colucci) possiamo stimare un costo aggiuntivo – per lavorazione (scelta ulteriore), cartone e spedizione – di circa 1,30€ al kg di prodotto. Dare un’idea del prezzo, sia all’ingrosso che al dettaglio, è impresa alquanto ardua, a causa delle fluttuazioni dei prezzi che a volte possono variare nella stessa giornata e che sono influenzate dall’incrocio tra domanda e offerta, con le speculazioni che sono favorite dalla frammentazione della produzione e dalla scarsa cooperazione di cui parlavo sopra, oltre che da un regime della domanda governata da pochi.

Raccolta delle ciliege

 

È pacifico che una grossa leva potrebbe arrivare dalla vendita diretta, che può garantire a chi produce un margine superiore. Più volte ho sentito parlare, con un misto tra stupore e indignazione, produttori che lamentavano un prezzo nei mercati finali anche di 8/9 € al kg per un prodotto che qualche giorno prima avevano ceduto a prezzi inferiori ai 2€ al kg. Un esempio di iniquità nella distribuzione del valore quello della ciliegia emblematico e che descrive bene la scarsa attenzione, senza voler generalizzare, verso il mondo della produzione agricola. Fare l’agricoltore è mestiere complesso, soprattutto se pensiamo alle piogge degli ultimi giorni, che probabilmente hanno compromesso la raccolta della varietà Ferrovia. Sono eventi che non trovano ristoro nemmeno nelle tante polizze assicurative che i produttori sono praticamente obbligati a sottoscrivere. Avete capito bene, obbligati, perché nel caso di calamità (e la pioggia temo non vi rientri) provocate da questo meteo ballerino, nulla è riconosciuto dalle istituzioni all’agricoltore che non abbia sottoscritto idonea polizza.

Raccolta delle ciliege Bigareux

L’esperienza di oggi mi ha svelato un mondo che per molto tempo avevo conosciuto in superficie e con suggestioni create dal sentito dire. Certo l’attenzione a quello che acquistiamo – tutti lo diciamo che bisogna stare attenti a quello che si mette nel carrello – deve passare da una rivoluzione di contesto, un cambiamento che ci veda attori consapevoli in un modo di consumare che forse, e spero di non essere accusato di blasfemia, non dovrebbe nemmeno fare più riferimento a quel carrello ma piuttosto ci veda acquistare direttamente dai produttori o dai mercati agricoli. E se proprio del carrello non ne possiamo fare a meno, perché mi mettono nei panni dei coltivatori che hanno quintali di prodotto pronto da raccogliere e distribuire, almeno accertiamoci che si tratti di prodotto a filiera corta. Certo i produttori si devono convincere, una volta per tutte, che l’unione fa la forza e solo dando la giusta informazione al Cliente finale possono riuscire a riappropriarsi del valore che oggi, purtroppo, regalano a chi nella filiera entra solo quando è il momento di guadagnare.

Grazie Antonella, grazie famiglia Colucci, grazie Antica Masseria Musacco, grazie Turi!

 

Per contatti diretti con l’azienda agricola: info@altragamma.com

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