La Chimera Vini, qualità e passione nel cuore della Val di Susa

la chimera vini

Una valle alpina, un luogo in cui la natura trionfa incontaminata. Laddove i confini delimitano due mondi completamente diversi, quelli di Italia e Francia, avviene ogni giorno una battaglia per tenere in vita quelle tradizioni che troppo spesso vengono accantonate. Ecco quindi che il lavoro dell’azienda La Chimera Vini rappresenta una delle eccellenze che meglio interpreta l’unicità di questo territorio.

Una bellezza che ancora mantiene tutto il proprio splendore nonostante i diversi secoli in cui tanti popoli, dai Celti ai Romani, dai Goti ai Longobardi, in molti sono transitati per varcare le Alpi e fare così la storia dell’Europa.

Tutti questi passaggi di popoli diversi ha dato vita alla mescolanza di varie culture, il ché rende questa parte di territorio come una zona magica. In quest’ottica di unione di storia e tradizione, il lavoro di Stefano Turbil rappresenta la chiave di volta per definire l’identità del territorio attraverso prodotti di alta qualità. L’azienda agricola del signor Turbil, con i suoi due ettari nella zona di Chiomonte (provincia di Torino), si pone la missione di rivalutare le varietà autoctone attraverso il recupero dei terrazzamenti.

la chimera vini stefano turbil

  • Buongiorno signor Stefano, benvenuto sul blog di Altragamma. Iniziamo subito dal principio: come e quando ha iniziato la sua attività di produttore di vino?

Buongiorno! Intanto grazie per l’interesse verso la mia azienda ed il mio lavoro!

La mia azienda è nata nell’autunno del 2005; sono partito da zero, non è stato il proseguimento di un’attività di famiglia.

Ho cominciato prendendo in affitto qualche migliaio di metri di vigneto ed ho iniziato a produrre un vino rosso VALSUSA DOC ed un vino bianco.

Per i primi anni, fino alla vendemmia 2011, affidavo le uve ad un collega della zona che me le vinificava, fino a quando non ho costruito ed attrezzato la mia cantina, appunto nel 2011. Da quando vinifico autonomamente ho potuto iniziare una serie di sperimentazioni per cercare, dal mio punto di vista, di portare nel vino l’espressione massima del vitigno e del territorio nel quale viene coltivato.

  • La sua azienda La Chimera si trova in un territorio molto particolare, in piena Val di Susa e a un tiro di schioppo dalla Francia. Pensa di aver ricevuto un po’ di influenza transalpina in alcuni aspetti del suo lavoro?

Si, penso in qualche modo di essere influenzato, ma più che altro perché i vini Francesi (soprattutto nord, nord-est della Francia) sono tra quelli che preferisco bere credo perché sono vini molto ben definiti, che esprimono molto direttamente il vitigno ed il territorio.

  • L’azienda La Chimera tenta di recuperare un vitigno come l’Avanà, una scelta che ripaga in quanto permette la produzione di vini dal sapore forte. Quali sono le maggiori difficoltà per questo tipo di lavoro?

Le difficoltà maggiori le ritrovo nella coltivazione dei vigneti, soprattutto quelli che coltivo per la produzione dell’ Avanà rosso. Si tratta di vigneti terrazzati, che hanno fino ad 80 anni di età; pertanto le produzioni sono minime (circa 30q/Ha), tutte le operazioni sono svolte assolutamente a mano e le vendemmie vengono portate via in cassette sulle spalle.

Le piante vanno trattate davvero con i guanti bianchi: una potatura sbagliata, ad esempio, può compromettere seriamente la produzione o addirittura la vita della pianta stessa.

Per contro sono piante molto più resistenti alle avversità (freddo,siccità,ecc.) e, non essendo molto vigorose, risulta anche più semplice la gestione delle malattie fungine.

la chimera vini vitigno

  • L’Avanà permette anche di andare oltre l’aspetto meramente produttivo e di fare da collante con il territorio. Una testimonianza di genuinità del lavoro, privo di ogni forma di concimi chimici. Cosa può dirci di questa scelta?

Sono cinque campagne che non diserbo e nelle ultime tre campagne ho voluto provare a coltivare la vigna utilizzando solo rame e zolfo. Per ora ci sono riuscito e la qualità del prodotto è stata sempre ottima.

Le difficoltà maggiori ci sono, senza dubbio, sia nell’impegno che nel lato economico però, visto che a quanto pare non è impossibile riuscirci, a mio parere vale davvero la pena provarci nel rispetto, nel mio piccolo, di una piccola parte di montagna.

  • Attraverso la sua azienda, lei signor Turbil sembra voglia mettere in risalto non solo l’amore per il territorio ma anche per l’autenticità e la genuinità del lavoro di un contadino, ponendo come base una ricerca continua della massima naturalità. Quanto c’è di vero in questo?

Al di la del “semplice” coltivare, trasformare e commercializzare vorrei far passare il messaggio che fare il coltivatore, soprattutto in montagna ma in generale dappertutto, vuol dire implicitamente conservare il territorio; anche se uno non volesse, per forza di cose per coltivare il proprio fondo deve mantenerlo pulito, ripristinare e conservare i muretti a secco, tenere indietro il bosco, mantenere il terreno fertile, ecc.

Per quanto riguarda la naturalità, direi che è ormai appurato che applicando i principi dell’agricoltura intensiva si va ad inaridire e a “consumare” il terreno, piuttosto che renderlo fertile e salvaguardarlo nel medio-lungo periodo. Credo che in un’ambiente come il mio, di viticoltura di montagna, a maggior ragione non abbia senso ricercare una miniatura di coltivazione intensiva ma piuttosto possa essere appagante ricercare piccole produzione di altissima qualità, raggiunte con tecniche il più possibile artigianali.

  • Lei signor Turbil produce migliaia di bottiglie di ottimo vino ogni anno partendo da vendemmie tardive, più o meno nel mese di ottobre. Si dice che questo tipo di attività conferisca ai suoi vini un sapore molto più denso e particolare. Cosa può dirci sui suoi metodi di produzione?

Come già ho accennato in una risposta precedente, quello che cerco di fare in cantina è preservare il prodotto che mi da la vigna. Questo credo vada ad esprimere nel vino quello che sono le condizioni in cui cresce e matura l’uva: montagna, terreno roccioso, forti escursioni termiche e vendemmie tardive.

Per cercare di farlo al meglio, ad ogni vendemmia, una parte delle uve è destinata a sperimentazioni per cercare il modo migliore per vinificare anche se, dopo qualche anno, la direzione è comunque quella di gestire le fermentazioni con lieviti indigeni, limitare l’impiego di solforosa e non chiarificare i vini.

  • Quali sono gli obiettivi/scenari futuri dell’azienda La Chimera?

Visto che a quanto pare funziona ho deciso che, quest’anno, inizierò l’iter per la certificazione biologica; per me la parte importante è farlo, ma ad un certo punto credo sia anche giusto comunicarlo, nero su bianco. Sto aumentando la superficie vitata e quindi il numero di bottiglie; diminuirò però il numero di prodotti concentrandomi solo o quasi sui vitigni autoctoni.

Questa credo possa essere una buona base di partenza, dopo di che l’agricoltura offre un sacco di opportunità che uno può decidere di sviluppare ed interpretare con il proprio stile personale ed aziendale; in montagna le famiglie sono sempre vissute auto producendosi quasi tutto ciò di cui avevano bisogno, non sarebbe male trasferire questo concetto nell’ottica dell’azienda!

Oltre a quello che ho descritto, mi permetto di segnalare (cosa che forse non ho fatto a Piacenza) che coltivo e vinifico, anche se per ora non in purezza, un altro vitigno autoctono e unico, il Becuet. E’ un’uva che si presta a dare vini da invecchiamento; per il momento ho in commercio l’annata 2015 che, dopo due mesi di macerazione sulle bucce, ha fatto affinamento in acciaio e bottiglia. Anche in questo caso lo coltivo solo in vigne vecchie e terrazzate, anche se ho in mente un nuovo impianto di un vigneto che si trova in una zona impervia ma con una composizione del suolo ed una esposizione a mio avviso ottimali. L’evoluzione che ho in mente per questo vino, sarà la vinificazione in purezza in tini tronco-conici alla quale seguirà affinamento in legno e bottiglia. Se ne parlerà tra qualche vendemmia!

Grazie.

vino chardonnay la chimera

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Il team di Altragamma ringrazia il signor Turbil per la disponibilità e la cortesia dimostrata nei nostri riguardi.

Tutte le immagini sono di proprietà de La Chimera Vini 

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