Pietro Beconcini Agricola: il Tempranillo una storia di futuro che si innesta sul territorio

Immersa tra le splendide colline toscane, si trova San Miniato, una cittadina di quasi trentamila anime sospesa tra le provincie di Pisa e Firenze. Caratterizzano la città il suo centro storico di origine medioevale e la tradizione produttiva nel comparto del cuoio. Il tartufo bianco è una delle risorse tipiche delle colline di San Miniato mentre l’agricoltura rappresenta il cuore economico del comprensorio: pomodoro grinzoso, carciofo sanminiatese, oliva mignola e naturalmente la coltivazione della vite.

Il borgo inserito lungo il percorso in cui si snoda la Via Francigena ha subito, in particolare nel comparto agricolo, le contaminazioni che sono venute dalle migliaia di pellegrini che vi hanno soggiornato nel corso dei secoli, proprio a partire dai loro pellegrinaggi. Scopriremo, a breve, che uno dei vitigni più pregiati presenti nella Pietro Beconcini Agricola è proprio il Tempranillo, un vitigno coltivato in modo estensivo per produrre vino rosso in Spagna, autoctono della provincia autonoma della Rioja, e che è stato probabilmente portato in Toscana da pellegrini in transito proprio sulla Via Francigena. Questa autostrada dei tempi antichi, era attraversata da una quantità enorme di persone che la percorrevano in pellegrinaggio da e per Roma e proprio a quell’epoca potrebbe risalire la comparsa del Tempranillo su queste terre. La pratica della propagazione della vite per seme ne avrebbe consentito la comparsa nel territorio di San Miniato, e nei terreni della Pietro Beconcini in particolare. Il successivo adattamento (nei secoli) della pianta al territorio, deriverebbe proprio dal fatto che la vite è stata seminata e non trapiantata.

La storia della Pietro Beconcini Agricola si fonde, quindi, con la storia del territorio proprio a partire dalla vite e diviene storia di famiglia, di vino, di passato e soprattutto di futuro.

Ripercorriamo con Leonardo Beconcini – attuale titolare – la storia recente della Pietro Beconcini Agricola. Negli anni ’50 il nonno di Leonardo, tra i primi agricoltori toscani a uscire dal regime di mezzadria, interpreta il cambiamento in atto nel mondo agricolo e riesce ad acquistare la terra che fine a quel momento aveva desiderato possedere, dedicandosi a un’agricoltura polivalente. È il padre di Leonardo che sceglie, in seguito, di destinare tutti i suoi sforzi ai vigneti e alla produzione del vino. Leonardo ha sempre vissuto in vigna; fin da bambino ha sempre avuto il grande desiderio di stare in vigna. Ci dice pensando al prima: “per un un po’ di tempo ho fatto anche altro per vivere, finché non sono riuscito ad arrivare a un livello che mi consentisse di fare solo il vignaiolo”. Agli inizi degli anni novanta, Leonardo entra in azienda e comincia ad approfondire la conoscenza dei suoi terreni e nel 1995, con la sua prima annata di Sangiovese in purezza, ne assume definitivamente la conduzione. Nel 1997 lo segue anche la sua compagna Eva Bellagamba, lei si occupa della parte commerciale. Da qui è partita quella che Leonardo chiama la sua “rivoluzione ragionata”.

Mentre stiamo parlando al telefono, ci chiede qualche attimo di pazienza, perché da uomo pratico, qual è un vignaiolo, sta preparando i contenitori per il lavoro dell’indomani. Gli auricolari sono pronti e possiamo continuare il viaggio alla scoperta della sua Azienda Agricola: “Sono un piccolo agricoltore e mi sono dovuto imporre uno sviluppo che prevedesse la continuazione del Sangiovese. Una volta creata la base di tenuta della mia azienda, ho potuto guardare alla rivoluzione che poi sarebbe venuta con il Tempranillo. Una ricerca territoriale difficile ma molto stimolante, a cui ho dedicato una quantità di tempo e anche di risorse economiche enormi”.

Quando gli chiediamo come ha fatto a coltivare, per più di dieci anni, una pianta di cui non sapeva nulla, ci risponde diretto: “come hanno fatto tutti i nostri predecessori! Nemmeno loro sapevano quello che stavano coltivando”. Ma qui non si tratta di ingenuità, perché per coltivare credendo nel futuro di un vitigno, che poi si è scoperto essere Tempranillo, ha dovuto fare quella rivoluzione ragionata di cui ci parlava prima.

Nelle parole di Leonardo leggiamo tutta la sua soddisfazione per un vitigno che ha ben ripagato i suoi sforzi: “Un vitigno che arriva dal nostro passato, che si è adattato ai cambiamenti della natura circostante e che ci regala delle uve di estrema naturalità, e che non richiedono particolari trattamenti. Una pianta che ci da un frutto costante nelle annate. Ad esempio l’annata 2014 è stata pessima per il Sangiovese, mentre il Tempranillo è stato ottimo. Inoltre il vino che ne vien fuori ha un livello di solfiti bassissimo, che ne consente comunque la buona conservazione, un prodotto salubre”. Il Tempranillo è un ottimo rappresentante di un modo di produrre a doppia riuscita: ci guadagna chi lo beve, perché è naturale, ci guadagna l’ambiente, perché non sono necessari trattamenti chimici. Come anticipato una storia di futuro che si è concentrata sulla valorizzazione della biodiversità, con un occhio attento al recupero di un vitigno che nulla ha da invidiare agli autoctoni, che si trasformerà in quel Tempranillo toscano che le future generazioni definiranno, probabilmente, autoctono. Una pianta che ha sviluppato le sue peculiarità a partire dalla presenza ormai secolare su questi terreni.

La valorizzazione degli autoctoni, è un aspetto che sta molto a cuore a Leonardo Beconcini: “Il mondo dell’agricoltura è cambiato drasticamente in questi ultimi vent’anni, e il vino è una delle migliori espressioni del mondo agricolo. L’errore che si è fatto in Toscana è stato l’abbandono degli autoctoni. Io ho portato avanti l’azienda di mio padre e che prima ancora era di mio nonno, puntando sul Sangiovese, dove le cose erano più tranquille, anche se questo vitigno è molto complesso da gestire” la rivoluzione ragionata più volte citata. I vini, che sono venuti fuori da questa passione per la sua terra, sono tasselli di un mosaico che compone un quadro fatto di conoscenza del terreno, esperienza in campo, pazienza nel perfezionare il prodotto finito e, chiaramente, territorio. I nomi attribuiti alle diverse etichette rispecchiano tutto il mondo che c’è dietro a quel prodotto: Reciso da uve Sangiovese; Maurleo da uve Sangiovese e Malvasia nera; VignaLeNicchie da Tempranillo piede franco; IXE da Tempranillo in purezza; Antiche Vie Chianti da uve Sangiovese con percentuali variabili di Canaiolo, Colorino, Ciliegiolo e Malvasia Nero; Caratello vin santo ottenuto a partire da uve bianche Trebbiano e Malvasia Bianca che convivono con quelle nere come la Malvasia Nera e Colombana. Per conoscere la storia di questi e degli altri vini prodotti dalla Pietro Beconcini Agricola, vi consigliamo di consultare la sezione del sito dell’azienda (http://pietrobeconcini.com/i-vini/).

La storia di Leonardo Beconcini e della sua azienda è la rappresentazione più fedele di quello che ogni giorno accade ai piccoli agricoltori. Gente che con tanto coraggio e con una quantità enorme di sacrifici, porta avanti un progetto per il futuro di tutti. Mentre scrivo, non posso non pensare a quello che è avvenuto durante il mese di Aprile di quest’anno, con le gelate che hanno compromesso quasi la metà del vigneto, un anno difficile da superare senza la giusta passione e preparazione fisica ed economica.

Gli sforzi di Eva e Leonardo sono concentrati anche verso l’organizzazione delle visite in vigna e le degustazioni in cantina. Non è semplice organizzare le visite, ma queste rappresentano uno dei modi per far conoscere i loro prodotti. Le persone si appassionano alla storia del Tempranillo, divenuto una vera e propria attrazione, ma con esso conoscono anche gli altri prodotti e, soprattutto, le persone che ci sono dietro. A loro volta, grazie ai nuovi strumenti di comunicazione, queste persone diventano i veicoli verso l’esterno per far conoscere una piccola produzione come quella della Pietro Beconcini Agricola, creando quella visibilità che è ossigeno per le realtà che occupano nicchie di un mercato sempre più appannaggio dei grossi produttori.

A Settembre si tiene anche la festa del Tempranillo, divenuto appuntamento preparatorio alla vendemmia. Ai giovani incontrati durante le visite, o agli studenti che lo aiutano facendo stage in azienda, Leonardo dice di armarsi di curiosità e di riflettere sul fatto che siamo il maggior paese in termini di biodiversità anche nel settore del vino e che il secondo è molto distante (come non dargli ragione con oltre 600 vitigni autoctoni presenti nel bel paese!). Nella visione di Leonardo il vignaiolo ha un grande futuro ma si deve fare di più per garantire un facile accesso alla terra: “In Italia non ci dovrebbe essere un metro di terra incolto! L’Italia ha una quantità di terra incolta che non si può più permettere. Un patrimonio che viene lasciato a se stesso, perché magari in mano a grossi proprietari che facilmente si dirigono verso produzioni meno di nicchia, o lo utilizzato per attività che richiederanno qualche millennio come tempo di bonifica della terra”. Alla fine della nostra chiacchierata abbiamo scoperto anche un lato ironico di Leonardo. Alla domanda se non sarebbe stato il caso di organizzare un talent per far appassionare i giovani alla coltivazione della terra, una sorta di Masterchef dedicato alla coltivazione, un Masteragriculture, Leonardo sorride perché probabilmente in alcuni casi la moda schiaccia la realtà: “perché no, potrebbe essere una buona idea!”.

Abbiamo conosciuto Leonardo durante lo scorso Mercato dei Vignaioli Indipendenti di Piacenza – la Pietro Beconcini Agricola aderisce al FIVI – e degustando il suo Tempranillo abbiamo avuto piacevoli conferme. Noi non siamo esperti degustatori di vino, sempre meglio precisarlo, quello a cui ci siamo di più appassionati è l’insieme territorio – persone – prodotto – futuro!

 

Grazie Leonardo, grazie Eva, grazie Pietro Beconcini Agricola, grazie San Miniato!

 

Per contatti, per aggiornamenti o per prenotare una visita:

www.pietrobeconcini.com/contatti/

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