Fattoria San Vito: nuove pagine per disegnare l’esperienza della vita

A dieci chilometri da Pisa e venti da Lucca è situato il comune di Calci, piccolo borgo incastonato nella Val Graziosa, circondato da colline che diventano montagne a est e che guardano verso il mare, distante una mezz’ora in macchina, a ovest. La Fattoria San Vito, al centro di questo magnifico paesaggio, si trova nelle immediate vicinanze della Certosa di Pisa situata ai piedi dei monti Pisani e attuale sede del Museo di storia naturale dell’Università di Pisa. Elemento di traino per tutta l’economia del turismo di Calci, la Certosa è stata eretta a partire dal XIV° secolo. Nei secoli successivi, gli ambienti sono stati rifiniti con stucchi e decorati con affreschi tra i quali spiccano quelli di Bernardino Poccetti e Pietro Giarrè.

 

Nella vita di Matteo, titolare della Fattoria San Vito, Calci ha fatto da cornice in un’infanzia che ha visto un fugace contatto con la natura di quella terra che è sempre stata il sogno di papà Antonio. Ma facciamo un passo indietro! Nella vita passata, Matteo faceva il libraio, un lavoro che aveva scelto e amato a suo tempo per l’idea romantica che porta con sé lo stare a contatto con i libri. La libreria era la sua al centro di Pisa, in questa aveva visto il suo futuro con gli occhi di chi ha sempre vissuto in città. Per questo definisce la sua vita di prima come quella di un cittadino. A un tratto quel mondo magico, immaginato con l’apertura della sua libreria, si trasforma nella gabbia in cui è racchiuso chi gestisce un magazzino. Accorgendosi del peso mentale, oltre che fisico, che comporta la gestione di una libreria, comincia a riflettere se ne valga davvero la pena e quel mestiere, che si era scelto per passione, presto trasmette tutta la sua la pesantezza.

La crisi nella vendita dei libri è la goccia che fa traboccare il vaso. Si innesca un percorso a ritroso, di richiamo verso quella Fattoria, e Matteo, sempre più a contatto con la natura, ritrova la sua prigione dorata nella terra. Prigione perché la vigna come ci racconta durante la nostra chiacchierata, ti vuole vedere in ghigna: ha bisogno di attenzioni continue, che tu sia sempre li a guardarla in faccia (ghigna!); dorata perché gli fa riscoprire una dimensione di libertà, che fino a quel momento gli era mancata, con dei tempi che si modellano al suo modo di essere. La decisione definitiva matura quando la sua compagna, Roberta, rimane incinta. È tempo di ritorno e il seme di un tempo nuovo finalmente germoglia facendo riscoprire la campagna a entrambi. Con la terra ha scoperto la possibilità di non dover rendere conto a nessuno. Nonostante la fatica fisica, quella certo è rimasta, la sua vita è più leggera ora perché, come dice il saggio, se scegli di fare un lavoro che ami, ti sembrerà di non aver mai lavorato.

 

Matteo, lontano dall’immaginare la terra come destinazione per la sua vita, l’aveva vissuta in maniera distratta come si fa con le cose migliori, quelle che non chiedendoti nulla ti riempiono comunque. Fattoria San Vito esisteva già nella vita della famiglia Piccioli da oltre tre secoli. La località San Vito prende il nome da un’antica chiesa risalente all’anno 1000, i cui resti sono stati scoperti nei terreni della Fattoria a seguito degli scavi effettuati dall’Università di Pisa. Nel 1989, dopo la morte dell’ultimo colono conduttore, é diventata il cruccio del padre Antonio che la terra l’ha sempre amata. Antonio ha fatto di quell’azienda il suo passatempo, l’aria aperta che gli dava l’ebrezza della libertà dopo il lavoro da bancario. Con l’iscrizione al corso di Enologia si specializza e così da quell’ettaro di vigna si passa a due e continua anche la produzione dell’extravergine, perché i terreni hanno sempre ospitato viti e ulivi.

 

Immaginare la scelta di Matteo come un’opzione possibile per tutti, certo darebbe un’idea sbagliata della vicenda. Facendo il bilancio di ciò che è stato, ammette senza remore che nulla avrebbe potuto se non ci fosse stato il lavoro precedente del padre e soprattutto il possesso della terra. Iniziare un’impresa agricola senza avere un minimo di avviamento, è possibile solo se si hanno grandi risorse. Ci rendiamo conto che il romanticismo del libraio ha ceduto il passo alla concretezza dell’artigiano della terra, ma questa è la realtà di oggi, un elemento che fa della terra un argomento ostico anche per i più avvezzi sognatori. La burocrazia poi, ha complicato di molto la vita di chi cerca di coltivare la terra. Come dargli torto, se solo pensiamo a tutti i lacci venuti fuori con il Testo Unico del Vino (in vigore da gennaio 2017).

In Fattoria San Vito si producono uve biologiche, coltivate senza l’aiuto di sostanze chimiche di sintesi (concimi, diserbanti, anticrittogamici, insetticidi, pesticidi in genere) e senza l’impiego di organismi geneticamente modificati, in vigna vengono utilizzati solo rame, zolfo, propoli e alghe. Anche in cantina il vino segue il suo divenire, e nessun additivo di origine animale viene aggiunto. La filosofia di Matteo, e quindi anche quella della sua cantina, è ispirata al lavoro e all’umiltà, una dote tramandatagli dal padre. I vini IGT Toscana e l’Olio EVO della Fattoria San Vito sono genuini, onesti e sinceri, dedicati a chi crede nella Terra, ci tiene a sottolineare Matteo.

 

La vigna, un ettaro intorno alla Fattoria e un ettaro confinante con la Certosa Monumentale di Pisa, gode di un clima privilegiato, protetta a nord est dal Monte Pisano e mitigata dal mare a sud ovest. Un microclima importantissimo per la produzione dei vini della Fattoria.

 

I nomi dei vini che qui si producono sono intimamente legati al territorio che li ha visti nascere: così il Cartusia è dedicato alla Certosa monumentale; Nicosia è la località in cui si erge un convento abbandonato risalente all’anno 1258; SantoPietro è il nome del torrente che divide i due appezzamenti in cui è piantata la vigna; Verrucano, infine, deriva dalla pietra “verrucana” tipica dei monti pisani e a partire dalla quale venivano create le macine dei frantoi. Le varietà prodotte, con un’attenzione a quelle autoctone, sono Sangiovese, Ciliegiolo, Cabernet Sauvignon e Merlot per i rossi; mentre per i bianchi Vermentino, Trebbiano Toscano e Malvasia. Matteo ci tiene tanto a sottolineare che quando si compra un prodotto, si compra la fatica di chi lavora alla sua realizzazione e anche un pezzo del territorio e che per lui standardizzare i prodotti, toglie l’anima agli stessi perché ogni prodotto dovrebbe essere diverso dall’altro, se fatto naturalmente. In cantina vengono prodotte circa 4500 bottiglie, con lavorazioni prettamente manuali.

 

Anche per la produzione di extravergine sono state seguite strade che puntano alla sostenibilità. Così le olive raccolte, di varietà frantoiano, moraiolo, leccino e razzino, vengono molite in un vicino frantoio scelto perché destina i noccioli, scarto della lavorazione, alle biomasse senza produrre sansa.

 

Come detto più sopra, il territorio è quello di Calci e siamo fuori dal contesto del Chianti, la terra che vede l’interesse di interlocutori internazionali, con vini che sono diventati cult nell’economia che ruota intorno al vino. Per Matteo, fuori da quel percorso tanto conosciuto, è un enorme fortuna che i suoi terreni siano praticamente attaccati alla Certosa di Calci. San Vito rimane un’esperienza unica nell’area, non ci sono altri produttori nelle immediate vicinanze e la Certosa ha contribuito allo sviluppo della sua piccola azienda che, beneficiando del flusso verso questa, riesce a intercettare i desideri di chi vuole completare l’esperienza sul territorio con le visite in vigna e le degustazioni in cantina.

 

La nostra esperienza al Mercato dei Vignaioli Indipendenti di Piacenza – Fattoria San Vito ha partecipato all’evento del 25 e 26 Novembre in quanto socia nell’associazione – è stata anche l’occasione per conoscere di persona Matteo e, dopo aver chiacchierato con lui, degustato i suoi vini, abbiamo avuto la conferma della sua genuinità. Quale migliore garanzia!

Una bella esperienza, quella di Matteo, che abbiamo voluto raccontarvi per sottolineare come la passione per la terra, ancorché tardiva, si può rivelare una scelta vincente, e chissà che ora non si possa prendere il tempo per leggere un buon libro, perché come affermava Moliere: “Grande è la fortuna di colui che possiede una buona bottiglia, un buon libro, un buon amico”.

Grazie Matteo, grazie Roberta, grazie Fattoria San Vito, grazie Calci!

 

Contatti: info@fattoriasanvito.it

Website: www.fattoriasanvito.it

 

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