Animagricola Fattoria didattica e Asineria: l’agricoltura ritrova la sua anima

Pomeriggio d’autunno per le vie di un piccolo centro della provincia cosentina. Il Crati incontra un suo affluente, l’Arente, in questa contrada di Rende. Siamo in frazione Isolette di Rende e stiamo per incontrare Jessica Furfaro, ideatrice del progetto Animagricola Fattoria Didattica & Asineria e suo fratello William titolare dell’omonima azienda Agricola che ospita il progetto.

Un nome che scopriamo essere il programma di una vita che parte dell’agricoltura per ritornarvi con un’anima nuova. In mezzo a questo ritorno, o forse meglio a capo, troviamo Chicco un asino di 10 anni. È lui la miccia, la chiave che avvia il ritorno all’anima.

I ricordi di bambina di confondono con l’esperienza della vita, che torna sempre verso l’anima e verso ciò che siamo davvero. Così Jessica con l’idea di dare una casa a questo suo nuovo amico, trova la sua. Gli studi di veterinaria, le esperienze a diretto contatto con gli asini con l’esperto Massimo Montanari di Reggio Emilia, che ha attraversato l’Italia con i suoi asini nel segno della riscoperta del cammino della lentezza, e poi presso la Città degli asini di Polverara in provincia di Padova. La sua vita è piena a contatto con questi animali, che nel senso comune incarnano un’idea di stupidità, ma che lei capisce essere estremamente intelligenti.

Quale miglior modo di dimostrare la loro sensibilità se non quello di condividere l’esperienza del loro contatto. E sono i “corsi laboratorio” con i bambini delle scuole dell’infanzia e primaria del territorio, il primo step per far arrivare a quante più persone la percezione della loro intelligenza.

I bambini, dopo un primo tentennamento, sono a loro agio con gli asini e anche i più vivaci alla fine cedono alla calma di questi animali dotati di una pazienza straordinaria. Jessica ci racconta di un bambino che appena arrivato ha stretto la gamba di uno degli asini, e lo stesso è rimasto immobile per tutto il tempo – tre quarti d’ora almeno – guadagnando così la sua fiducia totale. Una sorte di cura e addestramento rovesciato alla lentezza, che racchiude in sé l’indole di un animale ostinato ma in grado di sopportare fatiche immani, anche se ormai diventato animale da compagnia.

Gli asini non sono gli unici animali della fattoria.  Le galline ovaiole nel 2012 hanno lasciato le gabbie per essere allevate a terra, anche in questo caso l’obiettivo è stato quello di mettere a loro agio gli animali. Le pecore, pascolano tranquille sotto gli aranceti e nella parte di terreno tenuta a riposo, mentre i suini si godono l’acqua di una tinozza. Nei ricordi di una Jessica bambina ci sono anche i pesci della troticoltura, trote e storioni, e gli alberi imponenti del noceto piantati dallo zio che ha messo in piedi la vecchia azienda agricola negli anni cinquanta. Completano il quadro i cani pastore di papà Salvatore, da sempre punto di riferimento per i figli nella gestione delle attività del quotidiano dell’azienda. Nel 2010 la conduzione dell’azienda passa a William che le da nuovo impulso. Si cerca di innovare, così nel 2016 si innesta in azienda la Fattoria didattica e l’Animagricola viene fuori.

Negli anni il noceto si è ridotto, e il terreno così liberatosi è stato destinato all’orticultura. L’idea è quella di suddividere gli spazi in due macro-aree principali: una frazionata in piccole strisce di terreno da “affittare” a chi vorrà cogliere direttamente i frutti di questa terra che in un certo senso diviene sua, sono le “Famigie in campo”, l’altra destinata alla coltivazione di prodotti che poi saranno venduti direttamente a clienti dell’azienda con il progetto “Orto in cassetta”.

Nel primo progetto, “Famiglie in campo”, l’idea della naturalità del cibo coltivato può essere condiviso con un gran numero di persone. Ognuno può prenotare, dietro pagamento di un piccolo affitto, il suo pezzo di terra – un fazzoletto che assicurerà la produzione del cibo per la famiglia – poi due agricoltori che collaborano con l’Azienda Agricola William Furfaro, Carmine ed Enrico appassionati che hanno aperto un blog che parla di coltivazione naturale – www.coltivazionebiologica.it – coltiveranno con amore e dedizione le piante che vi sono ospitate.

     

Il Km 0 piace e, sorprendendo le stesse aspettative di Jessica e del fratello William, tutti i “pezzi” di terra disponibili vengono prenotati da altrettante “Famiglie in campo” sensibili ai temi che in questo piccolo orto vengono riproposti. Così, nell’idea di Jessica e William ognuno ha il suo orto e contribuisce, per la sua parte, alla costruzione di un microcosmo sostenibile. La condivisione del rischio, relativamente minimo, diviene viatico per affrontare il cambiamento tanto sperato e strumento fondamentale per accedere ai prodotti della terra, coltivati naturalmente. Non è il mercato che fa il prezzo, ma la speranza di chi ogni giorno sceglie di ritornare ad essere possessore della sua terra. Sono queste persone che hanno realmente compreso l’essenza stessa della nostra vita, perché se ci pensiamo un attimo la terra non ci appartiene per davvero se non per brevi momenti.

E se questa potesse essere la ricetta per un futuro migliore? Il banco anonimo di un mercato, altrettanto anonimo, con tutto il rispetto per coloro i quali ogni giorno faticano anche qui, sostituito dal solco vivo di una terra che torna ad avere valore. A metà strada tra il sogno e l’incoscienza, Jessica e William disegnano i contorni di un’umanità nuova che ritrova il senso profondo di una vita lenta fatta di piccole grandi cose.

 

Con il secondo progetto, “Orto in cassetta”, si da la possibilità a chiunque di prenotare e ritirare i prodotti dell’azienda agricola. Gli stessi sono colti e consegnati in due giorni della settimana, martedì e venerdì, attraverso ritiro diretto o consegna a domicilio. La cassetta è di solito composta da un mix di prodotti di stagione acquistabili ad un prezzo di 10 euro, al quale si possono aggiungere anche le uova.

    

L’Animagricola non è solo filosofia e traiettoria ideale, ma anche impegno costante per un modo di coltivare responsabile. L’uso di tecniche alternative e naturali, infatti, consente di eliminare l’uso della chimica e preparati come il macerato di ortica o di pomodoro e l’infuso di aglio, usati come antiparassitari naturali, consentono una coltivazione rispettosa del terreno e di chi poi consumerà i prodotti. Una produzione agricola che genera un prodotto naturale di fatto.

  

 

Condividere il rischio significa mettere in conto che il raccolto può andar male, si condivide, quindi, anche il mancato risultato. Per parlare di questo, Jessica ci racconta un aneddoto recente. Le talpe si aggirano nell’orto ed hanno tranciato di netto le radici di alcune piante che, prontamente, sono appassite; quando racconta l’accaduto a uno dei membri della famiglia “titolare” del campo, da questi ha la seguente risposta: “…non è un problema, devono mangiare pure loro!”.

Nel futuro, Jessica e William vedono nuove opportunità e soprattutto lo stimolo a condividere il progetto con altri agricoltori. Siamo in Calabria, terra poco avvezza ai cambiamenti di orizzonte, ma la voglia di fare rete può consentire l’inversione di rotta. Le idee dei Furfaro, sono precursori di una scintilla che accende la molla del cambiamento, idee che hanno a cuore il destino del patrimonio agricolo che abbiamo intorno e che possono essere il primo passo verso il riscatto in una terra bellissima, ricca di biodiversità e custode di tradizioni millenarie.

 

Grazie Jessica e William, grazie Animagricola, grazie Chicco, grazie Rende!

Contatti: www.facebook.com/pg/animagricolaasineria

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