FIVI: Il Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti. Piacenza 25-26 Novembre

La stagione della vendemmia è terminata da un pezzo e San Martino ha trasformato, nell’immaginario popolare, ogni botte in vino. La storia del vino si è intersecata per millenni a quella degli uomini, che di questa bevanda hanno tessuto le lodi e rivendicato la paternità. Tra le citazioni illustri, e sul vino sono migliaia, quella di Leonardo da Vinci sembra particolarmente azzeccata quando si parla del vino. Il genio sosteneva che molta felicità hanno gli uomini che nascono dove si trovano i vini buoni, volendo sancire il legame indissolubile tra uomo, territorio e vino. D’altronde il vino costituisce esso stesso legame autentico tra gli uomini. A chi non è capitato di trovarsi spogliato della propria ipocrisia dinnanzi ad un buon bicchiere di vino? Il vino, come pochi altri alimenti, diviene una sorta di caleidoscopio in grado di contenere se stesso e tutto ciò che lo circonda, la carta d’identità originale e mutevole di un territorio; e l’Italia dei campanili ben si associa all’Italia del vino. Il vino, quindi, non semplice bevanda alcolica ottenuta dalla fermentazione del mosto d’uva, ma ambasciatore del territorio che con pazienza e pervicacia descrive.

L’Italia è il maggiore produttore mondiale del nettare di Bacco in termini di quantità e tra i primi in termini di qualità. Questa non è un concetto astratto essendo la produzione di uva canalizzata per il 40% verso i 332 vini a Denominazione di origine controllata (Doc) e ai 73 vini a denominazione di origine controllata e garantita (Docg), un altro 30% ai 118 vini a indicazione geografica tipica (Igt), mentre un 30% sarà destinato ai vini da tavola (Stime Coldiretti su vendemmia 2017). Sempre secondo stime Coldiretti, nel 2016 il fatturato del vino ha raggiunto i 10.3 miliardi di euro (+3%), con 48 milioni di ettolitri e si calcola che una bottiglia su tre è Doc (+5%). In controtendenza, l’acquisto dei cosiddetti vini comuni da parte dei consumatori (-4%), denota una maggior attenzione dedicata ai vini di qualità da parte dei consumatori.

Negli ultimi anni ci sono state evoluzioni significative che hanno coinvolto la maggior parte delle regioni italiane.

I dati appena citati, ci dicono che il vino rappresenta anche un asset strategico per le sue ricadute economiche sull’intero comparto agricolo. Il 2017, a causa delle avverse condizioni meteo, con prolungata siccità, ha fatto registrare una notevole riduzione nei quantitativi prodotti facendo precipitare la produzione nazionale quasi al picco più basso dal secondo dopoguerra.

Come detto all’inizio di questo articolo, sarebbe però riduttivo immaginare il vino solo da un punto di vista meramente economico. Il vino, testimone di una biodiversità che vede in Italia la presenza di oltre 600 vitigni autoctoni, rappresenta anche una fonte inestimabile di ricchezza enologica, di sapere e di tradizioni che rimandano al nostro patrimonio antropologico.  La cultura del vino è il motore principale dell’enoturismo, una particolare forma di turismo che vede l’Italia in cima alla classifica delle mete internazionali. Nel 2015, il fatturato legato all’enoturismo in Italia si è attestato intorno ai 2,5 miliardi di euro (Citta del Vino, Anteprima Bit 2015), con dati non chiari sul numero di presenze per una rilevazione non uniforme a livello nazionale

Andando ancora più a fondo nella questione, non esisterebbe vino senza vignaiolo, e in Italia si annoverano soprattutto storie di piccole produzioni dato che sui circa 50.000 produttori di vino, solo 2500 superano la produzione di 1000 hl di produzione annua (fonte Coldiretti) che corrisponde a 133.000 bottiglie (1 Ettolitro equivale a 100 litri, e le bottiglie le calcoliamo in 0,75 litri). Chiaramente si tratta di una media con realtà piccolissime che partono anche da poche migliaia di bottiglie.

Cercheremo di descrivere queste piccole realtà attraverso la visione della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (FIVI), l’associazione che in questi anni è diventata uno dei punti di riferimento nel panorama del vino italiano. Costituitasi nel 2008, dall’iniziativa di alcuni Vignaioli italiani sostenuti e incoraggiati dai colleghi francesi, l’associazione ha fatto suo l’obiettivo di rappresentare la figura del Vignaiolo di fronte alle istituzioni, promuovendo la qualità e l’autenticità dei vini italiani e portando la voce dei vignaioli, che più sono vicini ai territori, alla cultura e alle tradizioni del vino, fino a quanti decidono. Inoltre FIVI ribadisce con forza che il vino in Europa non è una “semplice” materia prima: è invece un prodotto agricolo, legato al territorio d’origine.

 

L’associazione conta all’attivo circa 1100 piccoli produttori associati, su circa 11.000 ettari di vigneto, condotti per il 51% in regime biologico/biodinamico, per il 10% secondo i principi della lotta integrata, mentre il 39% secondo la viticoltura convenzionale. Una media di circa 10 ettari vitati per azienda agricola, per un fatturato complessivo che si avvicina a 0,7 miliardi di euro (con un peso del 6,8% a valore sul comparto)

Qual è l’identikit del vignaiolo per la FIVI? Per lo statuto dell’associazione è vignaiolo chi coltiva le sue vigne, imbottiglia il proprio vino, curando personalmente il proprio prodotto. Vende tutto o parte del suo raccolto in bottiglia, sotto la sua responsabilità, con il suo nome e la sua etichetta. Inoltre, il vignaiolo rinuncia all’acquisto dell’uva o del vino a fini commerciali e compra uva soltanto per estreme esigenze di vinificazione, in conformità con le leggi in vigore. Il vignaiolo FIVI rispetta le norme enologiche della professione, limitando l’uso di additivi, concentrando la sua attenzione sulla produzione di uve sane.

  

Il vino, nel dna dei vignaioli Fivi, è l’essenza del territorio, la sua massima espressione. Il vignaiolo diviene custode del suo territorio attraverso la difesa dell’unicità del vino che non è considerato alla stregua di una qualsiasi bevanda, bensì elemento distintivo di un modo di fare e di un modo di intendere la relazione con chi poi consumerà originale. Il rispetto per la vigna e per il territorio che la ospita, diviene un tutt’uno con la difesa di un paesaggio sempre più a rischio e soggiogato dagli interessi di un’agroindustria che vede nel vino un business, uno dei tanti, molto allettante e che nulla ricorda di quello stile autentico della campagna italiana.

Allora, non ci resta che passare in rassegna gli stand dei produttori Fivi al Mercato dei vini di Piacenza il 25 e 26 Novembre. Qui cercheremo di raccontarvi, com’è nel nostro stile, storie autentiche di piccoli produttori.

Come il genio di Leonardo da Vinci ci ha più sopra ricordato, rimandiamo all’appuntamento di Piacenza citando nuovamente la sua frase: “Et però credo che molta felicità sia agli homini che nascono dove si trovano i vini buoni”. E la raccomandazione non può che essere: BEVETE RESPONSABILMENTE

 

Si ringrazia l’Ufficio stampa della Fivi per il materiale fotografico

Contatti: http://www.fivi.it/contatti/

 

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